TORINO 27
TORINO 27 - Non possiamo più tornare a casa (di Aldo Spiniello, del 26/11/2009)
In un certo senso si potrebbe leggere la storia del TFF di questi ultimi anni come un grande melodramma familiare, tra ripudi, distacchi, amori, conflitti, tensioni. Una storia di padri mancati e padri putativi, figli legittimi e figliastri. Non è forse un caso che il film evento di quest’edizione sia stato il magnifico, incontenibile Tetro di Coppola. E’ innegabile che il TFF, aldilà degli avvicendamenti e delle polemiche, abbia costruito negli anni un’identità forte, come sottolinea Gianni Rondolino nel suo intervento su Sentieri selvaggi. E Gianni Amelio, a parte alcune novità, si è mosso in linea con la tradizione e con le edizioni dirette da Moretti
TORINO 27 - "The Blind", di Nathan Silver (Festa Mobile/Figure nel Paesaggio) (di Leonardo Lardieri, del 24/11/2009)
Primo lungometraggio per il ventiseienne regista statunitense, che prima del cinema si è interessato alla poesia e al disegno. Sembra rievocare Bergman anche se l’autore non ha nessuna intenzione di spingere il pubblico a identificarsi con i personaggi, persi in un limbo amorfo e asettico. Quasi un’assenza di coscienza, quasi una debordante e robotizzante messinscena. L’accumularsi di quella tensione non riesce però infine a travolgere il nostro sguardo che resta inesorabilmente furtivo e indifferente fino in fondo
TORINO 27 - "Diario 1989. Dancing in the Dark", di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Onde) (di Aldo Spiniello, del 24/11/2009)
Gianikian e Lucchi perseguono, imperterriti, quel loro cinema che scopre il segreto della dinamica a partire dalla stasi. Un cinema originario e meccanico, che costruisce il discorso non dal racconto, ma dall’immediatezza dello sguardo che prima registra e poi (ri)pensa il reale. Ma in Diario 1989, ancor più che altrove, questa purezza del meccanismo sembra tradursi in un’ambiguità che manda fuori giri qualsiasi pre-concetto
TORINO 27 - "Santina", di Gioberto Pignatelli (Concorso) (di Tonino De Pace, del 23/11/2009)
L’esordiente Gioberto Pignatelli rischia molto con Santina, nella sezione del concorso. Un film anomalo che gioca, nel troppo spesso pacificato panorama del cinema italiano, un colpo basso che avrà pure i suoi difetti, ma anche un desiderio di rompere regole e tradizioni. Santina è l’incontro di due anime perdute e il film, che si nutre di svariate forme espressive, affonda le proprie radici in un’estetica da racconto popolare.
TORINO 27 - La fortuna di Amelio (di Sabina Prestipino, del 22/11/2009)
Cala il sipario sulla 27ma edizione del TFF. A vincere la rassegna è stato un film italiano, cosa che non è mai avvenuta nell’ormai quasi trentennale storia del festival. Amelio esulta per la scelta dei suoi giurati, capitanati da Sandro Petraglia: “L'ho strappato dalle mani alla concorrenza; La bocca del lupo è stato amato dal pubblico, dalla critica e dalla giuria. E questo è l’importante''
TORINO 27 - "We can't go home again (Unfinished)", di Nicholas Ray (di Carlo Valeri, del 22/11/2009)
E' lo schermo il vero protagonista di questo film “sui giovani”, che parte come manifesto programmatico di una generazione e delle sue ambizioni artistico-espressive e finisce con l’essere la rivincita “gridata” e destabilizzante di un giovane artista vecchio. Tra i due universi anagrafici combattono tra loro Storia e Cinema, con il secondo che finisce con il risucchiare dentro di sé sogni, amori, informazioni documentarie. Ogni elemento viene inghiottito dallo schermo attraverso buchi neri (vaginali e non) e punti di fuga che si moltiplicano in una incessante ricerca del desiderio e della visione assoluta
TORINO 27 - "Medalia de onoare", di Calin Peter Netzer (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 22/11/2009)
Il film di Netzer cerca il respiro ampio nel passo lento, nel movimento minimo e aspira a entrare, a pieno titolo, in ‘una certa tendenza’ del nuovo cinema rumeno. Un cinema riconoscibilissimo, che sembra sempre tormentato da un’ossessione, inchiodato su un punto focale che si pone all’esatto incrocio tra l’ironia amara e surreale e la tragedia degli affanni individuali e collettivi
TORINO 27 - "Guy and Madeline on a park bench", di Damien Chazelle (Concorso) (di Roberto Rosa, del 22/11/2009)
Chazelle riesce a coniugare nell’opera entrambi gli elementi (della sua vita?) che gli stanno a cuore: il jazz ed il cinema, con una voglia di sperimentare che, sebbene molto legata al cinema indipendente degli anni ’50, garantisce all’opera leggerezza ed immediatezza che ne rappresentano gli aspetti più interessanti
TORINO 27 - Retrospettiva Nicolas Winding Refn (Rapporto confidenziale) (di Marco Mastino, del 21/11/2009)
TORINO 27 - "Kun 1 Action" di Wu Haohao (Onde) (di Marco Mastino, del 21/11/2009)
Tra Godard e Wong Kar-Wai il giovane regista Wu Haohao cerca le tensioni di un presente cinese in cui i veri valori si vanno perdendo. Il suo è un diario intimo imperfetto e senza controllo, ma reale nel suo cercare l'intellettualità europea con le parole e la semplicità visiva con una tecnica semi-amatoriale.
TORINO 27 - Ken Jacobs (Onde) (di Marco Mastino, del 21/11/2009)
TORINO 27 - "Un sourire malicieux éclaire son visage", di Christelle Lheureux (Onde) (di Aldo Spiniello, del 20/11/2009)
L’omaggio della Lheureux non è solo una personalissima rilettura de Gli uccelli di Hitchcock, ma anche e soprattutto una riflessione teorica vertiginosa, un gioco ai limiti della perfezione e della perversione. L’esempio di un cinema tutto di testa, anche troppo consapevole, eppur capace di resuscitare l’inaspettato, di dissolvere nel bianco e rinascere dal nero
TORINO 27 - "Crackie", di Sherry White (Concorso) (di Roberto Rosa, del 20/11/2009)
L’esordiente Sherry White ci mette di fronte ad una sofferta storia sull’adolescenza e sulla ricerca della figura materna. Per farlo sceglie uno stile profondamente realistico, utilizzando una fotografia livida ed una recitazione contenuta
TORINO 27 - "Nord", di Rune Denstad Langlo (Concorso) (di Tonino De Pace, del 20/11/2009)
Rune Denstad Langlo con Nord, in Concorso al festival di Torino, ha dimostrato che è possibile girare un western tra le nevi della Norvegia. Il film non sfugge ad una convenzionalità di impianto e, più complessivamente, narrativa ma possiede una propria dinamica interna che non passa inosservata e non mancherà di avere un proprio pubblico nelle sale italiane con la distribuzione Sacher
TORINO 27 - "L'impossible - Pages arracheès", di Sylvain George (Onde) (di Tonino De Pace, del 20/11/2009)
L’impossible – Pages arracheès, nella sezione Onde, del francese Sylvain George è un lavoro di forti assonanze nel quale la struttura e le parole del testo avvalorano la militanza che l’autore pratica e alla quale si sente vicino. Il suo film è uno scontro duro con il potere dove si recuperano le pagine strappate della storia del presente, coprendo il vuoto colpevole del negazionismo dell’informazione
TORINO 27 - "Baseco Bakal Boys", di Ralston Jover (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/11/2009)
Il filippino Jover non può rinunciare alla scrittura e sceglie la via della messa in scena. E se sembra sovrapporre il piano della realtà a quello della finzione, per scoprire il corto circuito continuo tra il cinema e la vita, lascia, a tratti, vagare lo sguardo dall’osservazione alla pura visione. Fino a scivolare pian piano in un mondo di fantasmi e sirene, evanescente e impalpabile
TORINO 27 - "Into the blue", di Emiliano Dante (Italiana Doc) (di Roberto Rosa, del 20/11/2009)
La vita in una tendopoli raccontata da dentro (una tenda), come la nuova condizione ha modificato i rapporti preesistenti e ne ha creati di nuovi, e, infine, come la convivenza forzata ha rappresentato una spinta (all’evasione) creativa (e creatrice) in tutte le direzioni: musica, teatro e cinema, che in questo lavoro si fondono e si scambiano continuamente il ruolo di protagonista
TORINO 27 - "La Straniera", di Marco Turco (Festa mobile) (di Roberto Rosa, del 20/11/2009)
Marco Turco sceglie la via (inoffensiva) della fiaba per parlare di immigrazione. Tutto è teso a far identificare lo spettatore non con la vita reale ma con la realtà virtuale di un’Italia che esiste solamente nelle fiction e nell’informazione televisiva.
TORINO 27 - "Call if you need me", di James Lee (Onde) (di Sergio Sozzo, del 20/11/2009)
Rinunciando a quasi tutti gli elementi espliciti del gangster movie, Lee sembra comunque volerne mettere in scena in una forma “pura” le ossessioni tematiche: la lealtà, l’amicizia virile, la moralità deviata, la psicotica sete di potere. Lasciandoci intuire spezzoni di vicende svelate a mezza bocca, appena abbozzate, raccontate per allusioni, il film in betacam di questo giovane asso della new wave malese finisce per appartenere in tutto e per tutto ad un genere, il noir, che della condanna definitiva e prestabilita che incombe sui propri personaggi ha fatto uno dei capisaldi della propria “riconoscibilità”
TORINO 27 - "Adàs/Transmission", di Roland Vranik (Concorso) (di Carlo Valeri, del 19/11/2009)
Pur basandosi su una forte idea di partenza è una pellicola che risulta spesso rimanere stordita dal suo stesso ritmo sonnambolico, più noioso che ipnotico, qua e là perfettamente conforme all'afasia dei suoi personaggi, sebbene non manchino elementi interessanti in quest'opera quasi tutta di testa. Quello di Vranik sembra allora essere soprattutto un ambizioso progetto di ri-fondazione del cinema e del racconto
TORINO 27 - "Jalainur", di Zhao ye (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 19/11/2009)
Grazie a un incredibile lavoro sul digitale, la visione tende sempre più allo stupore, alla meraviglia dei colori e degli orizzonti, della terra e del cielo. Zhao ye sogna un cinema a perdita d’occhio, in cui però lo sguardo finisce letteralmente per smarrirsi nella contemplazione estatica di uno spazio orizzontale e di ghiaccio. Il quadro e l’occhio ammirano immobili. Ma la vita, per un attimo, sembra fermarsi troppo lontano
TORINO 27 - Retrospettiva Nicolas Provost (Onde) (di Marco Mastino, del 19/11/2009)
Il Torino Film Festival rende omaggio al regista e videoartista belga Nicolas Provost. Autore di opere narrative, ma anche di esperimenti visivi, Provost rivela lungo tutta la sua produzione una ricerca dell'interiorità umana che porta il protagonista, ormai adagiato nella moderna contemporaneità, a rimanere isolato, alle prese con le paure che nascono dal suo animo.
TORINO 27 - "Fantastic Mr. Fox", di Wes Anderson (Festa mobile) (di Aldo Spiniello, del 19/11/2009)
Pur nell’inganno dell’animazione, Anderson non riesce a staccarsi dalla famiglia. Riconosciamo tutti e riconosciamo noi stessi. Come eravamo e, forse, come saremo. Qualcuno protesterà. Ma al di là di una presunta furbizia, in Anderson c’è un calore, una gioia di raccontare che ha pochi eguali. I suoi film sono case. Il cinema è una casa. Si può anche scappare, ma non si potrà fare a meno di ritornare
TORINO 27 - "Until the next resurrection", di Oleg Morozov (Festa mobile/Paesaggio con figure) (di Marco Mastino, del 19/11/2009)
Lo sguardo di Morozov oscilla, cerca di mantenersi vicino e lontano al contempo ai suoi “personaggi”, conquistato dalle loro storie non riesce a scegliere tra un punto di vista asettico e uno partecipe e finisce per perdersi in quei volti scavati dagli anni, in quel gruppo di persone sempre ai limiti, ma pur sempre unite. Non c’è pietà o patetismo nelle immagini del regista, solo una pura realtà che nel suo essere così terribilmente vera sembra quasi finzione
TORINO 27 - "Yang Yang", di Yu-Chieh Cheng (Festa mobile) (di Redazione Sentieri Selvaggi, del 19/11/2009)
Già autore del sorprendente Do Over, questo 31enne regista taiwanese racconta la storia di una ragazza eurasiatica in cerca della sua identità e dei suoi sentimenti, sospesa tra figure paterne e amori impossibili e immersa in una vita dominata dalla finzione. Un po’ come Olivier Assayas, Yu-Chieh Cheng si spinge del destino sentimentale della sua protagonista, la osserva a distanza ravvicinata, in piani serratissimi tutti girati con la macchina a mano, per meglio sentirne il respiro e le emozioni
TORINO 27 - "Tetro", di Francis Ford Coppola (Festa mobile) (di Simone Emiliani, del 19/11/2009)
Un film privato, quasi familiare, di eccessiva densità, che raggiunge in alcuni momenti la grandiosità di un’opera lirica. Forse troppo teorico nei momenti delle rappresentazioni teatrali dove la vita diventa arte, ma vibrante nel modo in cui il cineasta mette in gioco se stesso la sua autobiografia, dove il sangue, la passione, il dolore sono come in un unico flusso che scorre quasi ininterrottamente
TORINO 27 - "Welcome", di Philippe Lioret (Festa mobile) (di Simone Emiliani, del 18/11/2009)
L’opera del cineasta francese è disperata, senza speranza, ma di un’intensità tale che non lascia indifferenti. Lioret mette innanzitutto in maniera straordinaria le forme differenti di razzismo che serpeggiano a Calais ma costruisce anche una struggente storia di amori impossibili con al centro un intenso Vincent Lindon
TORINO 27 - "Chi l'ha visto", di Claudia Rorarius (Concorso) (di Tonino De Pace, del 18/11/2009)
Il film della Rorarius è un road movie che si muove, armonicamente, tra fiction e documentario. L’intrecciarsi di elementi, in bilico tra realtà e finzione, arricchisce l’esordio che racconta, con sincera partecipazione, il profondo spaesamento del suo protagonista e il cammino di solidarietà attraverso un’Italia diversa, marginale e sconosciuta, quasi più bella di quella che abbiamo sotto gli occhi
TORINO 27 - "La bocca del lupo", di Pietro Marcello (Concorso) (di Francesco Maggi, del 18/11/2009)
Pietro Marcello sembra sempre più impressionare, dopo il successo de Il Passaggio della linea, nel suo personale e intimo viaggio nella realtà, ma qui si sente un certo sbilanciamento nel procedere, quasi un passo faticoso nel registrare e documentare
TORINO 27 - "Le Roi de l'évasion", di Alain Guiraudie (Concorso) (di Roberto Rosa, del 17/11/2009)
Gli spunti d’interesse non mancano nella commedia messa in scena da Guiraudie, ma la loro traduzione sullo schermo risulta caratterizzata da un irrefrenabile (e irrefrenato) gusto per l’eccesso che, pur garantendo momenti di puro divertimento, trascende nella prolissità con il risultato di depotenziarne la portata allegorica
TORINO 27 - "Non ma fille, tu n'iras pas dancer", di Christophe Honoré (Festa mobile) (di Giuseppe Gariazzo, del 17/11/2009)
Film con un cast di prima grandezza (Chiara Mastroianni, Marie-Christine Barrault, Jean-Marc Barr e Louis Garrel), “Non ma fille, tu n’iras pas dancer” si apre su una partenza-arrivo e su un non-luogo (la protagonista con i figli in stazione per recarsi nella casa di famiglia) e si chiude su una partenza, su un altro non-luogo, fuori dalle abitazioni e dalle memorie e dai presenti, in un finale bellissimo e sospeso
TORINO 27 - "Breaking upwards", di Daryl Wein (Festa mobile - Figure nel paesaggio) (di Tonino De Pace, del 17/11/2009)
Daryl Wein e Zoe Lister-Jones puntano in alto, ad un cinema interiore, puntano a raccontarsi e a “dare spettacolo di se stessi”, mettendo in scena una parte della loro vita di coppia aperta. La leggerezza del racconto, la profonda ironia dei personaggi e la credibilità del loro rapporto, fanno di Breaking upwards, nella sezione Festa mobile, un interessante esperimento sul crudele gioco che rende pubblici i propri sentimenti
TORINO 27 - "Ne change rien", di Pedro Costa (Onde) (di Marco Grosoli, del 17/11/2009)
Pedro Costa segue Jeanne Balibar nella sua carriera parallela di cantante, nelle registrazioni come nei concerti. Man mano che la musica viene composta, trovata o riproposta su un palco, Costa guarda emergere dal nero (che imperversa) sparute tracce di luce. Straordinaria (e garreliana) incursione nell’”inconscio ottico” della pelle del visibile, a contatto con la sua faccia speculare: il suono
TORINO 27 - "Nanayomachi-Nanayo", di Naomi Kawase (Onde) (di Leonardo Lardieri, del 17/11/2009)
Dopo i bellissimi Shara e The Mourning Forest, ancora un film che si muove nel rapporto tra uomo e natura, rifiutando la concezione antropocentrica. Ancora una meravigliosa parabola ascendente, che unisce terra e cielo, nella babele dell’incomunicabilità linguistica. Un elemento in più, che sembrerebbe scomporre e frammentare il componimento haiku, quella giostra dei sentimenti che l’anima consola
TORINO 27 - "Oil City Confidential", di Julien Temple (Festa Mobile/Paesaggio con Figure) (di Sergio Sozzo, del 17/11/2009)
Avendo a propria disposizione un numero nettamente minore di testimonianze video live della band Dr Feelgood in confronto ai suoi leggendari lavori sui Sex Pistols e su Strummer, Temple porta al parossismo la sua tecnica di recupero e reinvenzione di una memoria altrimenti dispersa nei mille rivoli delle sedimentazioni della discarica pop – e allo stesso tempo sembra raccontare la storia di un'intera cittadina operaia, Convey Island, di esistenze spese tra i licenziosi bungalow che danno sul mare e il fango illuminato dalle luci notturne delle raffinerie
TORINO 27 - "Torso", di Yutaka Yamazaki (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 16/11/2009)
Yamazaki insegue il cinema di Kore-eda, quella capacità di guardare alle piccoli grandi meraviglie e tragedie della quotidianità per scavare nelle anime, nei volti, nei cuori. Ma se lo sguardo del regista ha il dono della sincerità, qualcosa sfugge comunque. L’occhio non coglie l’infinitamente piccolo, il lato umano delle cose
TORINO 27 - "Nowhere Boy", di Sam Taylor Wood (Festa mobile/Figure nel paesaggio) (di Carlo Valeri, del 16/11/2009)
Non c'è spazio per rievocazioni storico-musicali, nè iconografico-merceologiche. Il film della Wood decide consapevolmente di concentrarsi su John Lennon ragazzo, ancora ignaro della futura gloria, e lo racconta come una delle tante difficili storie di formazione e disagio giovanile della provincia inglese di metà anni cinquanta. Ma purtroppo perde tutte le potenziali fascinazioni del progetto iniziale, finendo invischiato nella convenzionalità di un racconto di maturazione adolescenziale senza picchi emotivi, qua e là persino anonimo
TORINO 27 - La malattia borghese. Incontro con Ivano De Matteo (di Sabina Prestipino, del 16/11/2009)
Nella sezione ‘Festa mobile’ è passato La bella gente di Ivano De Matteo, film che vuole puntare il dito sull’ipocrisia di certi ambienti borghesi. Scritto dalla compagna del regista, Valentina Ferlan, e girato con un budget eseguito, il film si è aggiudicato un premio al Festival del cinema italiano di Annecy
TORINO 27 - "You won't miss me", di Ry Russo-Young (Concorso) (di Tonino De Pace, del 16/11/2009)
La frammentarietà ricercata della struttura narrativa e visiva di You won’t miss me, dell’americana Ry Russo-Young, non fonda una visione del presente. La vitalità di Shelly, la sua protagonista, è compressa in una forma filmica che non supera mai il già visto e non ha mai la giusta presa emotiva sullo spettatore che resta indifferente e distratto. Nella selezione del Concorso
TORINO 27 - "Get Low", di Aaron Schneider (Concorso) (di Francesca Bea, del 16/11/2009)
Una parabola sulla colpa, sulla penitenza e sul riscatto. Il Felix Bush di Robert Duvall è intrappolato tra la vita e la morte, una prigione autoinflitta per pagare una colpa mai rivelata, sepolta nel tempo e nascosta in una fotografia appesa ad una delle spoglie pareti della casa persa nel bosco dove Bush si è ritirato dal resto del mondo
TORINO 27 - Luci sul cinema uruguaiano: Adrián Biniez (di Sabina Prestipino, del 16/11/2009)
Orso d’argento all’ultimo festival di Berlino, Gigante è uno dei film che ha incantato in questo primo weekend di Torino Film Festival. Un piccolo caso, che ha portato alla ribalta il cinema uruguaiano e il giovane regista, Adrián Biniez, al suo esordio nel lungometraggio
TORINO 27 - "Kinatay", di Brillante Mendoza (Festa mobile) (di Simone Emiliani, del 16/11/2009)
Film diviso come in due parti dove nella prima domina un realismo portato al punto limite mentre la seconda è notturna e angosciante e sfocia quasi in un horror da B-movie. A volte estenuante nel modo di dilatare temporalmente l’azione, l’opera però conferma il talento del cineasta filippino soprattutto nel modo in cui le tracce di finzione sembrano confondersi nel documentario
Torino 27 - "Van Diemens's land" di Jonathan auf der Heide (Concorso) (di Francesco Maggi, del 16/11/2009)
Van Diemen's land è una discesa nelle viscere, un lungo e solitario lamento. Siamo soli e lo saremo per sempre portando per il resto dei nostri giorni il peso di quel sangue rosso e caldo che abbiamo bevuto per non perderci nel labirinto della fine.
TORINO 27 - "Neil Young Trunk Show", di Jonathan Demme (Festa Mobile/Paesaggio con Figure) (di Leonardo Lardieri, del 16/11/2009)
Per Demme ancora Neil Young su un palco, al centro di un cerchio di chitarre acustiche o in mezzo ai suoi musicisti. Elettrico e dolente, devastante e devastato, alienante e oscuramente introspettivo. Visione musicale, somma e confronto tra linee melodiche e geometrie di sguardi che ritrovi nell’improvvisazione pura. L’equilibrio è retto dal disegno scenografico che va oltre i confini canonici della visione, spingendosi ad altezze estreme, in una dimensione patafisica del sentire, ancor prima di vedere
TORINO 27 - Sam Taylor Wood, Nowhere Girl (di Sabina Prestipino, del 15/11/2009)
A impersonare John Lennon nel film di apertura del festival, Nowhere Boy, è Aaron Johnson, un giovane attore molto affascinante, ma che fisicamente sembra quanto di più lontano possa esistere da Lennon. “Non mi interessava portare sullo schermo dei cloni dei personaggi reali. Volevo rendere al meglio l’intensità artistica e creativa di John Lennon", si giustifica la regista Sam Taylor Wood nel suo incontro al Circolo dei Lettori. "Ai provini si sono presentati moltissimi sosia dei Beatles, ma io li ho scartati tutti”
TORINO 27 - Louis Ronan Choisy, l'anti-divo (di Sabina Prestipino, del 15/11/2009)
Choisy, cantante prestato al cinema, è il primo anti-divo del festival, rassegna quest'anno declinata sul binomio buoni film e austerity. Giovane, con quell'atteggiamento da "bello e impossibile", Choisy ha raccontato Le Refuge, il film di Ozon di cui è l'interprete principale.
TORINO 27 - "Valhalla Rising", di Nicolas Winding Refn (Rapporto confidenziale) (di Sergio Sozzo, del 15/11/2009)
Il film finisce per non avere un'anima, indeciso tra lo sporcarsi appieno nel fango e nelle budella delle storie dei suoi eroici e spietati vichinghi, e il trasfigurare i vichinghi stessi in problematiche figure allegoriche che si interrogano sulla vita, la morte, la perdizione e il paradiso. Ma forse il senso sta proprio in questo vagare, una serie di tentativi di venire fuori dalla fitta nebbia, girando in cerchio senza alcuna possibilità né di uscita, né di reale entrata o passaggio
TORINO 27 - "Claustrophobia", di Ivy Ho (Festa mobile) (di Sergio Sozzo, del 15/11/2009)
Ivi Ho, sceneggiatrice per Ann Hui, Johnnie To, Jackie Chan, esordisce alla regia con un'opera in cui il termine del titolo assume una valenza universale, di claustrofobia intesa come oppressione del vivere, gabbia dell´esistenza. Istantanee di un amore che sarebbe potuto essere, a ritroso partendo dalla fine, frammenti riusciti ed altri in cui Ivy Ho pare voler stiracchiare ad oltranza questa infinita parola-convenevole da bolla a-temporale.
TORINO 27 - "Gigante", di Adrián Biniez (Festa mobile) (di Simone Emiliani, del 15/11/2009)
Non è un film trascendentale ma ha comunque il pregio di essere semplice e diretto per come porta sullo schermo un voyeurismo mai appariscente ma sottratto, per come trasforma i silenziosi inseguimenti di Jara in una specie di giochi sulla casualità e sul destino e per come si mantiene in equilibrio tra squarci drammatici e forme da ‘commedia dell’assurdo’
Torino 27 - "La nana" di Sebastiàn Silva (Concorso) (di Francesco Maggi, del 15/11/2009)
In Cile non c'è posto per Mary Poppins, c'è già La nana Raquel. Faccia da indios indomabile e un cuore troppo chiuso per essere ascoltato. Una storia piena di umanità e di viscerale delicatezza quella raccontata dal bel film di Sebastain Silva.
TORINO 27 - "Independencia" di Raya Martin (Onde) (di Marco Grosoli, del 15/11/2009)
Abbandonare tutto (la civiltà, la ricchezza, l’identità) e ricominciare da zero nella foresta. È questo che fanno madre e figlio, nelle Filippine a cavallo tra XIX e XX secolo, quando sentono gli spari dell’invasore fuori dal proprio palazzo. Il film è una sorta di paradigma dell’anima nazionale opposta all’invasore, preso non come un’illustrazione, ma un organismo dentro cui respirare
TORINO 27 - "Radio Singer", di Pietro Balla e "Famille" di Fracoise Farellacci (Italiana Doc.) (di Francesco Maggi, del 15/11/2009)
La sezione Italiana Doc si conferma il terreno privilegiato per tessere la ragnatela di sguardi sul presente. Due lavori diversi Radio Singer e Famille scavano a loro modo nel "passato" per cercare di rispondere ad alcune domande sull'oggi.
TORINO 27- "Politist, adjectiv", di Corneliu Porumboiu (Festa mobile) (di Annarita Guidi, del 15/11/2009)
Mentre un sarcasmo sottile e disincantato tratteggia lo scenario sociale del suo paese, Porumboiu sembra far succedere due punti di vista: un post(neo)realismo che torce alcuni elementi di genere, e una riflessione volutamente naif sulla distanza tra analogico e digitale
TORINO 27 - "Le refuge", di François Ozon (Festa mobile) (di Francesca Bea, del 15/11/2009)
L’elaborazione del lutto e la gravidanza, un battito che, crescendo nel grembo, diventa una silenziosa promessa di vita e, al tempo stesso, rimane un’invisibile presenza così estranea, così violenta nel suo parassitismo che consuma e trasfigura il corpo. Ancora una volta François Ozon si confronta con l’instabilità pericolante della forma umana, con la sua identità precaria e incompleta, sempre in attesa di un gesto, di un contatto, che possa salvarla dall’esclusione e dalla solitudine
TORINO FILM FESTIVAL 27 - Rigore e passione (di Carlo Valeri, del 05/11/2009)
La ventisettesima edizione del festival torinese passa da Moretti ad Amelio, ma continua a proporre un volume ricchissimo di pellicole e sezioni, tutte incentrate a una ricerca espressiva in grado di abbracciare tutte le potenzialità della settima arte e proiettare spettatori, cinefili e giovani autori verso un cinema del futuro
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