CANNES 62
CANNES 62 - "Oggi il Cinema ha perso": Aldo Spiniello commenta il Palmarès (del 26/05/2009)
Dopo l'annuncio della vittoria di "Das Weisse Band" di Michael Haneke, Aldo Spiniello - on the road - traccia un'analisi dei premi assegnati in conclusione dell'edizione numero 62 dalla Giuria presieduta da Isabelle Huppert. Dalla Palma d'Oro ai riconoscimenti collaterali, le delusioni e le conferme di Cannes 2009.
CANNES 62: La Palma dell'immobilità (di Simone Emiliani, del 24/05/2009)
Dopo la sorprendente e meritatissima Palma d'Oro dell'anno scorso per La classe di Laurent Cantet, stavolta Cannes premia un film chiuso, immobile, vecchio. Proprio il contrario della sorprendente modernità del grandissimo Vincere di Marco Bellocchio, in cui il regista piacentino è in uno stato di grazia assoluto. Scopiazzare Carl Theodor Dreyer e Ingmar Bergman evidentemente ha colpito nel segno: Das Weisse Band di Michael Haneke ha ottenuto il massimo riconoscimento. Oltre a Bellocchio ci sono altre decisioni incomprensibili come quella di non premiare affatto il bellissimo The Time That Remains di Elia Suleiman, la lezione di cinema di Visage di Tsai Ming-liang e, ammettiamolo, anche Looking for Eric di Ken Loach. Con il videocommento di Aldo Spiniello
CANNES 62 - "Coco Chanel & Igor Stravinsky", di Jan Kounen (Film di chiusura) (di Simone Emiliani, del 24/05/2009)
Due biografie in una in un film, tratto dal romanzo di Chris Greenhalg, senza cuore né anima girato come un polpettone televisivo illustrativo con in più quel ritratto di artista maledetto che, nel modo di raccontarlo, era già vecchio negli anni ’50. Un gran pasticcio insomma, del quale si poteva fare tranquillamente a meno.
CANNES 62 - Incontro con Isabel Coixet, Sergi López e Rinko Kikuchi (di Simone Emiliani, del 24/05/2009)
La regista spagnola ha presentato Map of the Sounds of Tokyo assieme agli attori Sergi López e Rinko Kikuchi con cui gareggia per la prima volta per la Palma d’Oro. Durante l’incontro, si è soffermata prevalentemente sul suo rapporto con Tokyo e la cultura giapponese
CANNES 62 - "Here", di Ho Tzu-Nyen (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 23/05/2009)
L’esordiente cineasta di Singapore imbastisce un impeccabile teorema sulla ripetizione e sulla differenza. Il riconoscibile impianto didattico, costruito sulla storia di una riabilitazione psichiatrica, è però impreziosito e redento da un azzeccatissimo lavoro sui movimenti di macchina
CANNES 62 - "The Silent Army", di Jean van de Velde (Un Certain Regard) (di Aldo Spiniello, del 23/05/2009)
Un quadro a tinte forti della drammatica situazione dell’infanzia in Africa, tra traffici d’organi e bambini soldati, e un atto d’accusa contro l’interessata complicità dei Paesi ricchi e la corruzione dilagante e la violenza incontenibile di alcune zone del continente nero. Niente da dire. Il classico film ‘giusto’, quelli che tutti si aspettano e nessuno vuole
CANNES 62 - "Visage", di Tsai Ming-liang (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 23/05/2009)
Tsai Ming-Liang percorre il Louvre col suo sguardo paziente, dentro, fuori, avanti, dietro. Ma girare in un museo significa ritentare la creazione in un universo ormai creato. E’ muoversi in un cimitero, che racchiude e custodisce la bellezza dei gesti già compiuti, le ceneri del tempo. Tra la consapevolezza del ricordo e l’incredulità della morte
CANNES 62 - "Map of the Sounds of Tokyo", di Isabel Coixet (Concorso) (di Simone Emiliani, del 23/05/2009)
Formalmente ineccepibile, disegnato e chiuso in ogni inquadratura, il film della regista spagnola però rischia di scoppiare dentro se stesso, nella sua persistente monotonia autoriale dove anche Tokyo diventa set chiuso e impermeabile. Gli unici squarci di luce sono presenti nelle scene d’albergo dove s’incontrano David e Ryu
CANNES 62 - "Per me l'immagine è tutto". Incontro con Tsai Ming-liang (di Lorenzo Leone, del 23/05/2009)
Incontriamo il regista, malese di nascita ma taiwanese d'adozione, pochi minuti dopo la fine della proiezione del suo ultimo film, Visage. Le immagini e i ricordi di questa sua ultima opera faticano ancora a sedimentarsi, vista le molteplici sfaccettature della stessa, quando Tsai Ming-liang entra sorridente all'incontro con la stampa
CANNES 62 - Le foto rubate (8) (di Annarita Guidi, del 23/05/2009)
Tsai Ming-liang arriva al festival e inaugura l'ultima giornata con Visage insieme a Fanny Ardant e Laetitia Casta. Dopo Les etreintes brisees di Pedro Almodovar, sulla Croisette si svendono abbracci. A Cannes c'e' spazio davvero per tutto, anche per lo Slumdog Millionaire di Danny Boyle.
CANNES 62 - "Enter the void", di Gaspar Noe' (Concorso) (di Annarita Guidi, del 23/05/2009)
Il sostegno di tutto il film e' fragile e risibile come una comica contraddizione: esiste una soggettiva di qualcosa che non esiste? A Noe' non interessano neanche da lontano protagonisti e storia, se non come pretesto per indugiare su inutili immagini che mostrano solo i suoi complessi di inferiorita' verso David Lynch e Cristian Mungiu
CANNES 62 - "Los viajes del viento", di Ciro Guerra (Un certain regard) (di Annarita Guidi, del 23/05/2009)
In quello stesso continente prezioso, meravigliosamente nascosto e della sostanza dei sogni delle Tre sepolture, una promessa si staglia come una linea di direzione da seguire. Respiri e aperture e sguardi dentro la cultura privata e dispersa, con occhi coperti di stupore e conoscenza atavica
CANNES 62 - Incontro con Gaspar Noé (di Simone Emiliani, del 23/05/2009)
Il regista ritorna in concorso a Cannes a sette anni di distanza dalle polemiche scatenate con Irreversible. E anche quest’ultima pellicola, ambientata a Tokyo e incentrata sul legame strettissimo tra un fratello e una sorella che va anche oltre la morte, rischia di essere destinato a diventare, assieme a Von Trier, il film-scandalo di questa edizione
CANNES 62 - "Nang mai / Nymph", di Pen-ek Ratanaruang (Un certain regard) (di Massimo Causo, del 23/05/2009)
Una ghost story ambientata in una foresta, dove una giovane coppia in crisi si perde e si ritrova nel rapporto invisibile con una fantasmatica e sensuale presenza femminile. Il regista tailandese porta i suoi personaggi in un luogo di astrazione temporale che ne fa esplodere i conflitti interiori: il livello di interesse del suo cinema resta alto, pur a fronte di un’opera meno riuscita delle precedenti
CANNES 62 - "Eyes wide open", di Haim Tabakman (Un certain regard) (di Grazia Paganelli, del 23/05/2009)
Il risultato del film, dalla difficile lavorazione durata due anni, è tutto focalizzato sulla ricerca, letterale e metaforica, della giusta distanza, che significa rimettere in gioco i rapporti tra i personaggi, le loro relazioni e complicità, descrivendo proprio attraverso la vicinanza o la lontanaza dei corpi il lento divenire degli eventi.
CANNES 62 - "Min Ye...", di Souleymane Cissé (Séances Speciales) (di Giuseppe Gariazzo, del 23/05/2009)
La filmografia di Cissé ricomincia da un punto di vista inatteso, quello della destinazione televisiva e dunque pensato per un pubblico principalmente africano, a differenza di molto cinema delle Afriche costruito soprattutto per un fruitore internazionale e i festival. Questa pellicola però spreca un potenziale narrativo intrigante e ancora troppo poco visto nel cinema africano
CANNES 62 - "Il piacere e l'emozione". Incontro con Elia Suleiman (di Aldo Spiniello, del 23/05/2009)
Sette anni dopo Intervento divino, Elia Suleiman torna alla regia e al Festival di Cannes, presentando in concorso The Time That Remains, dolce, ironica e dolorosa rievocazione della propria infanzia e giovinezza. Il resoconto della conferenza stampa
CANNES 62 - "La terre de la folie", di Luc Moullet (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 22/05/2009)
La terre de la folie è un documentario a proposito dell’inusitata frequenza di morti violente nelle ultime generazioni di una circoscritta zona alpina del sud della Francia. Zona da cui lo stesso Moullet proviene - e infatti è la sua (immancabile) prima persona singolare a gestire il tutto con la propria lieve follia.
CANNES 62 - "Cendres et sang", di Fanny Ardant (Séance Speciale) (di Simone Emiliani, del 22/05/2009)
L’attrice esordisce dietro la macchina da presa a 60 anni con una storia di ‘sangue e onore’ curata in ogni dettaglio e interpretata da attori rumeni. E’ però così pensata, studiata in ogni dettaglio, nelle inquadrature e nei primi piani sui volti che l’elemento melodrammatico, essenziale nella vicenda, risulta svuotato
CANNES 62 - Le foto rubate (7) (di Annarita Guidi, del 22/05/2009)
In questo mondo non facciamo altro che raccontare storie. Cosi' si e' espresso Terry Gilliam, Fuori concorso con The imaginarium of doctor Parnassus. Ecco il regista mentre si avvia alla conferenza stampa del film, e altre immagini di "storie" apparse intorno al Palais des festivals. GALLERIA FOTOGRAFICA
CANNES 62 - "Ogni giorno si raccontano molte bugie". Incontro con Terry Gilliam (di Annarita Guidi, del 22/05/2009)
Terry Gilliam regala a Cannes una nuova esplosione di visionarieta’ senza confini e senza paragoni. Accompagnato dal cast di The imaginarium of doctor Parnassus (Verne Troyer, Lily Cole e Andrew Garfield), il regista ha presentato il film alla stampa e ha ricordato Heath Ledger
CANNES 62 - "The Imaginarium of Doctor Parnassus", di Terry Gilliam (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 22/05/2009)
Un libro sacro. Un film (cos’altro?) in cui Gilliam rivela il mistero del suo cinema, attraverso l’incontenibile proliferazione del mito, quel moto orizzontale e verticale che è vita e fede. Racconto che affonda le sue radici nei mille immaginari possibili, correndo sempre il rischio di smarrire le coordinate, ma che ritrova ogni volta l’essenza autentica di un cinema smarginato
CANNES 62 - "The Time That Remains", di Elia Suleiman (Concorso) (di Giuseppe Gariazzo, del 22/05/2009)
L’inizio è folgorante. Per concentrazione narrativa e di messa in scena. E nel succedersi degli eventi, e nella ripetizione dei gesti di alcuni personaggi, il film incontra la resistenza palestinese oggi e un tempo sempre più im-mobile, come il corpo silenzioso del regista che, in campo, porta ancora una volta su di sé l’espressione dello straniamento e di inattesi, geniali punti di sosta e di fuga
CANNES 62 - Le foto rubate (6) (di Annarita Guidi, del 22/05/2009)
Live show in sala Debussy: Ciro Guerra e il cast presentano Los viajes del viento, sezione Un certain regard, un viaggio attraverso la terra colombiana e lo spirito del suo popolo. Marciano Martínez, il protagonista del film, improvvisa sul palco della sala un concerto con la sua fisarmonica. E, a fine proiezione, il pubblico applaude a ritmo di musica. GALLERIA FOTOGRAFICA
CANNES 62 - "E' stato come suonare il jazz". Incontro con Sam Raimi (di Annarita Guidi, del 22/05/2009)
Sam Raimi presenta alla stampa Drag me to hell, un piccolo gioiello che intreccia l’intrattenimento e la riflessione contemporanea sul soprannaturale e allo stesso tempo sembra un racconto di Edgar Allan Poe
CANNES 62 - "La pivellina", di Tizza Crovi e Rainer Frimmel (Quinzaine des réalisateurs) (di Grazia Paganelli, del 21/05/2009)
Girato in Super 16 millimetri, la pellicola è studiata con precisione dai due registi che, solo dopo un’approfondita conoscenza, hanno potuto mescolare veritá e finzione. La scommessa era quella di inserire in un microcosmo molto ben organizzato un intruso e raccogliere con la macchina da presa le conseguenze e i meccanismi che si possono scatenare. Il risultato é un film con una decisa personalitá
CANNES 62 - "Ogni storia deve trovare la sua voce". Incontro con Michael Haneke (di Aldo Spiniello, del 21/05/2009)
Il regista austriaco torna in concorso, dopo il premio per la miglior regia conquistato nel 2005 con Niente da nascondere. Das Weisse Band è un racconto corale, che intreccia le vicende degli abitanti di un villaggio tedesco, alla vigilia del primo conflitto mondiale. Il resoconto della conferenza stampa
CANNES 62 - La ricerca della solitudine tra le carcasse e il Natale (di Simone Emiliani, del 21/05/2009)
Presentati nella sezione “Quinzaine des réalisateurs” l’interessante e riuscito film cileno Navidad di Sebastian Celio che, malgrado qualche simbolismo esibito, cresce gradualmente d’intensità e regala una passionale scena di sesso a tre. Risulta invece troppo calcolato il canadese Carcasses di Denis Côté, esempio di un cinema che si vuole mettere in mostra prima di tutto per il proprio stile
CANNES 62 - "Das Weiss Band", di Michael Haneke (Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2009)
Apparentemente è il film più controllato della filmografia del regista ma, come sempre la sua oggettività è più presunta che reale. Il suo sguardo, che registra alla maniera del Serafino Gubbio operatore di Pirandello, mantiene la sua imperturbabilità ed è forse per questo che è lui stesso, stando lì dall’altra parte, il primo a proteggersi dal proprio cinema
CANNES 62 - "À l'origine", di Xavier Giannoli (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 21/05/2009)
Il film vive la stessa parabola del suo protagonista. Si muove con passo lento, incerto, quasi per inerzia, per poi rianimarsi in una scomposta fibrillazione, conquistare nuovi spazi (dell’immaginario) in cui muoversi e riprendere vita. Ma si tratta ormai di un mondo diverso dal nostro. Di un’altra vita
CANNES 62 - "Les herbes folles", di Alain Resnais (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 21/05/2009)
Dal romanzo L’incident di Christian Gailly, il cineasta francese realizza un film ribelle e impertinente come l’immaginazione e confonde con la sua leggerezza e il suo indefinibile umorismo, lo sguardo saggio di chi ha imparato da molto tempo a volare e a costruire le sue immagini e le sue storie giocando con i mille loro significati
CANNES 62 - "Giro film per il mondo intero". Incontro con Quentin Tarantino (di Aldo Spiniello, del 21/05/2009)
Il regista torna in concorso con Inglorious Basterds, due anni dopo Death Proof. Un film che è un dichiarato omaggio a Enzo G. Castellari e che, pur non tradendo le ossessioni del regista americano, sembra segnare nuovi percorsi nel suo cinema
CANNES 62 - Le foto rubate (5) (di Annarita Guidi, del 21/05/2009)
One man show: una carrellata di immagini rubate a Jim Carrey, protagonista di I love you Philip Morris, che ha presentato il film alla Quinzaine des realizateurs insieme ai registi Glen Ficarra e John Requa. GALLERIA FOTOGRAFICA
CANNES 62 - "Cerco sempre di fare un film che possa procurare delle emozioni" - Incontro con Alain Resnais (di Simone Emiliani, del 20/05/2009)
Il veterano regista francese, a quasi 87 anni, presenta in concorso Les herbes folles, tratto dal romanzo L’incident di Christian Gailly e interpretato, oltre che dai suoi fedeli attori Sabine Azema e André Dussolier, anche da Mathieu Amalric, Emmanuelle Devos, Anne Consigny e Michel Vuillermoz della Comédie Française.
CANNES 62 - "I Love You Phillip Morris", di Glenn Ficarra e John Requa (Quinzaine des Réalisateurs) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2009)
Una tipica, divertente commedia d’amore, poco importa se omo o etero. Ma che si limita a essere gentile, mancando, probabilmente, di una visione. Se non fosse per Jim Carrey, straripante e incontenibile come sempre, sempre più. E’ il suo corpo il magnete che attira e concentra lo sguardo, per poi deviarlo verso traiettorie impreviste
CANNES 62 - "Demain dè l'aube", di Denis Dercourt (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 20/05/2009)
Dopo l’autorialità accademica del precedente La voltapagine, il cineasta francese affronta le zone liminari tra il thriller e l’horror in maniera più decisa e convincente soprattutto nello scarto continuo tra gioco e realtà e che diventa più inquietante nei momenti in cui esce dalla dimensione di un cinema che, a tratti, appare troppo sofisticato
CANNES 62 - "Drag Me to Hell", di Sam Raimi (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 20/05/2009)
La rappresentazione e la percezione della paura hanno assunto nuove forme e, oggi, Raimi non appare più un ‘rivoluzionario’. Poco importa. Mostra il suo stile inconfondibile, il piacere continuo della creazione e si muove con la padronanza dei classici. E il tempo non è passato invano. Se la pelle è ancora luminosa e brillante, sotto la superficie gli anni hanno scavato sino a scoprire l’anima più profonda
CANNES 62 - "Inglourious Basterds", di Quentin Tarantino (Concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2009)
Non si tratta solo di un omaggio a Quel maledetto treno blindato di Castellari ma anche all’Espressionismo soprattutto nel modo come viene filmato e illuminato il set. Questo film segna nella filmografia di Tarantino una spaccatura simile a quella avvenuta tra Pulp Fiction e Jackie Brown e ciò dimostra come il suo cinema, sempre di smisurata ricchezza, abbia il coraggio ma soprattutto la voglia di reinventarsi e diventare qualcos’altro
CANNES 62 - "Amintiri din epoca de aur (Tales From the Golden Age)", di AA.VV. (Un certain regard) (di Lorenzo Leone, del 20/05/2009)
Il film è un personalissimo ritratto che cinque giovani registi rumeni hanno compiuto pensando all'ultimo periodo della dittatura comunista di Ceausescu: tra di loro spicca il nome del vincitore della Palma d'Oro nel 2007 Cristian Mungiu
CANNES 62 - "Dogtooth", di Yorgos Lanthomos (Un certain regard) (di Giuseppe Gariazzo, del 20/05/2009)
Rispetto all’esordio di Kinetta, questo secondo film del regista greco è ben più convenzionale. Qui il gesto del conflitto fra altri personaggi-corpi senza nome, che agiscono sempre in uno spazio claustrofobico, si configura all’interno di una struttura ben più ritmata dal montaggio in cui la tensione e il mistero si sciolgono in scene inscritte nel surreale, nell’assurdo
CANNES 62 - "Whisper with the Wind", di Shahran Alidi (Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 20/05/2009)
L’esordio del regista, nato nel Kurdistan iraniano, è troppo inscritto in una insistita dimensione poetica che rinchiude quasi ogni inquadratura in forzature estetiche, nella ricerca di punti di vista particolari, di effetti visivi che appesantiscono il discorso, di simbologie anch’esse sottolineate fino alla saturazione
CANNES 62 - Le foto rubate (4) (di Annarita Guidi, del 20/05/2009)
Pedro Almodóvar e Penélope Cruz: immagini rubate sulla passerella che i due artisti hanno percorso per raggiungere la sala della conferenza stampa dopo la proiezione di Los abrazos rotos.
CANNES 62 - "Un'eroina tragica". Incontro con Marco Bellocchio (di Aldo Spiniello, del 19/05/2009)
A Cannes l’Italia dichiara guerra. L’unico connazionale in concorso, Marco Bellocchio, presenta Vincere, storia nerissima e dolorosa della ‘moglie’ e del figlio segreti di Benito Mussolini. Un film di una potenza emotiva e cinematografica fuori dal comune. Un resoconto della conferenza stampa
CANNES 62 - "Independencia" di Raya Martin (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 19/05/2009)
Abbandonare tutto (la civiltà, la ricchezza, l’identità) e ricominciare da zero nella foresta. È questo che fanno madre e figlio, nelle Filippine a cavallo tra XIX e XX secolo, quando sentono gli spari dell’invasore fuori dal proprio palazzo. Il film è una sorta di paradigma dell’anima nazionale opposta all’invasore, preso non come un’illustrazione, ma un organismo dentro cui respirare
CANNES 62 - Cosi' lontano cosi' vicino: la famiglia vista dal festival (di Annarita Guidi, del 19/05/2009)
Messico, Francia, Giordania/Palestina: tre giovanissimi registi si confrontano con i rapporti familiari. Il personale è il punto di partenza dell’artista, e allo stesso tempo il piu’ difficile da affrontare. Dall’asetticità che fa sudare freddo, al documentaristico/intimo passando per un’ironia calda e partecipata, dalla selezione ufficiale di Un certain regard e dalla Quinzaine des realisateurs tre sguardi diversissimi, un unico filo
CANNES 62 - "Vincere", di Marco Bellocchio (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 19/05/2009)
Il cineasta porta in competizione a Cannes il suo primo colossal nel senso di un’opera tanto densa e tanto intensa da contenere l’intera sua poetica, le linee che hanno attraversato i suoi film e il suo sguardo, tra la Storia che ci aggredisce e l’invenzione saggia che riflette e rielabora i fatti per farli più veri e più vicini all’oggi
CANNES 62 - "Tzar", di Pavel Lounguine (Un Certain Regard) (di Aldo Spiniello, del 19/05/2009)
Il film appare completamente invischiato in quel conflitto tra il corpo e l’anima, che è la condanna della storia del cristianesimo. Si cerca il trascendente, senza raggiungerlo o intuirlo. Un cinema fallito, che nel momento di massima tensione, scopre da sé il proprio limite. Ma è proprio questa disperazione del gesto a salvarlo dall’inesorabile caduta
CANNES 62 - "Ho fatto sesso orale con un'attrice". Incontro con Pedro Almodóvar (di Annarita Guidi, del 19/05/2009)
Accompagnato dalla sua musa Penélope Cruz, Almodóvar arriva sulla Croisette per raccontare il suo Los abrazos rotos, presentato in Concorso. La dimensione umana e i ricordi d’infanzia del regista emergono nel suo rapporto con gli attori, in questo nostalgico sguardo indietro, verso gli inizi della sua cinematografia
CANNES 62 - "Los abrazos rotos", di Pedro Almodóvar (Concorso) (di Simone Emiliani, del 19/05/2009)
Il melodramma dell’autore spagnolo non è più fiammeggiante ed esplosivo come una volta ma resta relegato su un piano teorico e tenuto sotto ferreo controllo. Con questa pellicola il regista (ci) apre le porte del suo personale museo del cinema. Un museo ricchissimo, dove c’è tutto il passato. Anzi, solo il passato e il suo set ha quella decadenza della vecchia villa di Viale del tramonto
CANNES 62 - "Adieu Gary", di Nassim Amaouche (Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 18/05/2009)
Questo primo lungometraggio del regista arabo-francese è un esordio nel segno della discrezione, cinefilo e immerso nel caldo, nella luce bianca di un luogo senza nome che diventa memoria di cinema e di intrecci sociali e generazionali
CANNES 62 - "Yuki et Nina" di Suwa Nobuhiro e Hippolyte Girardot (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 18/05/2009)
Suwa è un autentico scienziato di quei contrappesi spaziali che fanno l’inquadratura e che costituiscono la base di quell’arte solo apparentemente morta che è la “messa in scena”. Yuki et Nina è un viaggio di maturazione, che partendo dalla scoperta della separazione come doloroso ma fondamentale humus di ogni rapporto umano, ci mostra l’elaborazione di essa in termini grafici e spaziali
CANNES 62 - Le foto rubate (3) (del 18/05/2009)
Fuori il Palais succede di tutto. C'è anche chi si alza in piedi e dice: "Le festival c'est moi".
CANNES 62 - "Una commedia è una tragedia a lieto fine". Incontro con Ken Loach ed Eric Cantona (di Aldo Spiniello, del 18/05/2009)
Dopo la Palma d’oro vinta nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba, il regista inglese torna in concorso con Looking for Eric, commedia che ritrova lo spirito e lo smalto dei suoi film migliori, grazie anche all’interpretazione di un protagonista d’eccezione, l’ex stella del Manchester United
CANNES 62 - "Irène", di Alain Cavalier (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 18/05/2009)
Non è tanto un documentario ma un film che si compone attraversi frammenti della memoria, alcuni rimossi, altri recuperati. Un ritratto rivissuto sull’assenza dove il corpo umano compare a intervalli molto irregolari per poi scomparire, realizzato con la rigidità propria del cinema del regista e con la soggettività di una parte di sè che attraverso questo journal intime, sfugge ed entra dentro la pellicola
CANNES 62 - "Non lavoro per il pubblico". Incontro con Lars von Trier (di Annarita Guidi, del 18/05/2009)
Il regista danese risponde alle perplessita' della stampa a seguito della proiezione di Antichrist, in gara per la Palma d'Oro. Nessun messaggio, nessuna considerazione dello spettatore, semplicemente un film ispirato da un sogno: questo emerge dalle risposte di von Trier
CANNES 62 - "Antichrist", di Lars von Trier (di Annarita Guidi, del 18/05/2009)
“Where are you”, anticristo di von Trier? Il regista persevera nel suo abituale accanimento sul sesso, solo per preparare uno pseudo porno e una pseudo violenza pensati con anni luce di anticipo, rovescio dell’emozione, là dove la provocazione, ormai quasi impossibile, richiederebbe una soglia minima di intelligenza. Restiamo, quindi e sempre, felici orfani di Friedkin
CANNES 62 - "Agora", Alejandro Amenábar (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2009)
Parte come un film di fantascienza ma poi diventa un kolossal storico di scontata linearità e di spropositata durata dove la mano del regista spagnolo si vede solo a debole intermittenza. Il cinema di Amenábar si è ormai spostato in un’altra direzione. Questo non è un limite ma un dato di fatto. Ma il modo in cui il cineasta affronta il genere che è di un grigiore assoluto
CANNES 62 - "L'armée du crime", di Robert Guédiguian (Fuori concorso) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2009)
L’obiettivo ‘didattico’ è esplicito: tramandare la ‘leggenda’, celebrare gli ideali di libertà e giustizia, che sono l’essenza dello spirito francese, e rendere l’ennesimo tributo alle origini, alle ferite e alla fierezza del popolo armeno. Ma, nonostante la sincerità della partecipazione, la passione è sempre aldilà, prima e oltre il cinema
CANNES 62 - "Looking for Eric", di Ken Loach (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 18/05/2009)
Il regista inglese è di nuovo in concorso, dopo il successo di tre anni fa. Ma, stavolta, il registro è completamente differente: la severità dell’impegno, con tutti i suoi eccessi e i limiti, è messa al lato, per lasciar spazio a toni più intimi. E ne viene fuori un film divertente, libero, che tocca con leggerezza il cuore delle cose
CANNES 62 - "C'è una somiglianza tra l'antico Egitto e l'epoca contemporanea". Incontro con Alejandro Amenábar (di Simone Emiliani, del 17/05/2009)
Il cineasta spagnolo parla del suo ultimo lavoro, Agora, presentato fuori concorso e interpretato da Rachel Weisz. Ambientato nel IV secolo dopo Cristo, il film confronta l’opera del regista con le forme del kolossal storico. E, come sottolinea lui steso, ci possono essere delle somiglianze tra quell’epoca e quella attuale
CANNES 62 - "Jaffa", di Keren Yedaya (Séances spéciales) (di Giuseppe Gariazzo, del 17/05/2009)
Come già nel film precedente Or, la regista israeliana, in questo secondo, intenso e sublime lungometraggio, concentra l’azione, le dinamiche, le tensioni, le complicità e rivalità fra i personaggi in pochi ambienti (due in particolare, il garage e l’appartamento della famiglia israealiana) e in una serie di flash che, più che mostrare la città, disegnano un percorso soggettivo, parziale di/dentro essa
CANNES 62 - ''L'atmosfera del cinema di Melville". Incontro con Johnnie To e Johnny Hallyday (di Aldo Spiniello, del 17/05/2009)
Il regista di Hong Kong torna a Cannes per presentare in concorso Vengeance, splendido, fiammeggiante noir, scritto e diretto pensando al cinema di Jean-Pierre Melville. L’ennesimo gioiello. Il resoconto della conferenza stampa
CANNES 62 - "Like You Know It All", di Hong Sang-soo (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 17/05/2009)
Rispetto allo straordinario Night and Day si sente il peso di una costruzione narrativa più consistente, quindi meno libera. Al tempo stesso però il regista coreano – e lo conferma con questo film – può apparire come una specie di Rohmer orientale nel modo in cui sa raccontare i sentimenti e le difficoltà del rapporto uomo-donna mantenendo una semplicità comunque sempre ammirevole.
CANNES 62 - "Vengeance", di Johnnie To (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 17/05/2009)
Basta un solo vuoto di memoria a creare una frattura nel flusso della vita. Un fotogramma mancante ferisce la pellicola e graffia lo sguardo. E’ la fragilità della memoria a salvare gli uomini, sosteneva Brecht. Ma un killer samurai non può dimenticare, non deve. Perché sa che il passato è lo scrigno del destino
CANNES 62 - "La merditude des choses", di Félix van Groeningen (Quinzaine des réalisateurs) (di Lorenzo Leone, del 17/05/2009)
La storia del piccolo Gunther è un cinico e terribile coming of age che, procedendo di rutto in rutto, delinea una parabola struggente sull'educazione e sull'importanza che questa riveste nella formazione di un uomo. Nella Quinzaine des réalisateurs di Cannes 2009
CANNES 62 - "Ne change rien", di Pedro Costa (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 17/05/2009)
Pedro Costa segue Jeanne Balibar nella sua carriera parallela di cantante, nelle registrazioni come nei concerti. Man mano che la musica viene composta, trovata o riproposta su un palco, Costa guarda emergere dal nero (che imperversa) sparute tracce di luce. Straordinaria (e garreliana) incursione nell’”inconscio ottico” della pelle del visibile, a contatto con la sua faccia speculare: il suono
CANNES 62 - "Samson and Delilah", di Warwick Thornton (Un certain regard) (di Annarita Guidi, del 17/05/2009)
Il cuore e l'emarginazione non hanno latitudini. Le ingenuita' che possono accompagnare le opere prime sembrano qui sfocare nella rocciosa onesta' dello sguardo del regista e nella sua riflessione creativa sui contrasti di colore e sulla fusione tra essere umano e natura
CANNES 62 - "Kinatay", di Brillante Mendoza (Concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2009)
Film diviso come in due parti dove nella prima domina un realismo portato al punto limite mentre la seconda è notturna e angosciante e sfocia quasi in un horror da B-movie. A volte estenuante nel modo di dilatare temporalmente l’azione, l’opera però conferma il talento del cineasta filippino soprattutto nel modo in cui le tracce di finzione sembrano confondersi nel documentario
CANNES 62 - "Quel concerto ha rappresentato il simbolo di una generazione" - Incontro con Ang Lee (di Simone Emiliani, del 16/05/2009)
Arriva Ang Lee sulla Croisette con l’atteso Taking Woodstock tratto dal libro di memorie di Elliot Tiber. Dopo i due Leoni d’Oro a Venezia per I segreti di Brokeback Mountain e Lussuria il regista taiwanese ci prova con la Palma d’Oro presentando il suo film proprio nell’anno in cui ricorre il 40° anniversario da quel mitico concerto
CANNES 62 - "Il profeta'. Incontro con Jacques Audiard (di Aldo Spiniello, del 16/05/2009)
Il primo dei film francesi in concorso è un’incursione durissima, violenta ed estatica nell’universo carcerario e nel milieu criminale. Un film che sembra vivere di un doppio sguardo e una doppia anima e che deve parte del suo fascino anche all’intensità degli interpreti. Un resoconto della conferenza stampa
CANNES 62 - "L'épine dans le Coeur", di Michel Gondry (Séances Spéciales) (di Massimo Causo, del 16/05/2009)
Gondry da documentario per un home movie alla ricerca (involontaria) dei luoghi oscuri propria famiglia. In scena c’è zia Suzette, trent’anni da maestra nella provincia francese e una “spina nel cuore”: l’incapacità di comunicare davvero col suo bambino, Jean-Yves, il cugino di Michel… Sempre straordinario questo regista, sempre capace di amare la vita e, attraverso essa, il Cinema
CANNES 62 - "Precious", di Lee Daniels (Un certain regard) (di Giuseppe Gariazzo, del 16/05/2009)
Il cineasta afro-americano ha confezionato un film indipendente nutrito di tutti gli eccessi e i vizi visivi di un cinema americano che si avvita su se stesso e gode della sua falsa eccentricità, qui per disegnare le tappe di un abbrutimento sociale senza fine, sprofondato in un labirinto di violenze che il suo sguardo rinchiude ancor più in una soffocante ma superficiale dimensione estetica
CANNES 62 - "Mother", di Bong Joon Ho (Un certain regard) (di Annarita Guidi, del 16/05/2009)
Dettaglio dopo dettaglio, nell'avanzare di una sceneggiatura da canone, emerge la vera natura di Mother, quell'usare la storia di genere per raccontare l'intollerabile crudelta' dell'essere umano, la sua connaturata ambivalenza e la sua sottoutilizzata forza
CANNES 62 - "Politist, adjectiv", di Corneliu Porumboiu (Un certain regard) (di Annarita Guidi, del 16/05/2009)
Mentre un sarcasmo sottile e disincantato tratteggia lo scenario sociale del suo paese, Porumboiu sembra far succedere due punti di vista: un post(neo)realismo che torce alcuni elementi di genere, e una riflessione volutamente naif sulla distanza tra analogico e digitale
CANNES 62 - "Ne te retourne pas", di Marina de Van (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 16/05/2009)
Monica Bellucci e Sophie Marceau sono sommerse da questo imbarazzante gioco al massacro, dove le forme del thriller psicologico e dell’horror vengono mortificate. Lo sguardo di Marina de Van (che ha scritto la sceneggiatura assieme a Jacques Akchoti) si (auto)celebre un’autorialità smisurata, senza confini che però accumula solo dettagli che si frammentano e poi si perdono subito nel vuoto
CANNES 62 - "Un prophète", di Jacques Audiard (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 16/05/2009)
Il regista francese, al quinto lungometraggio, probabilmente realizza il suo miracolo. Un film di due ore e mezza che corre veloce come un treno, un siluro che s’immerge nelle acque melmose e affascinanti del milieu, per poi risalire, sino a sfiorare la vertigine di un destino universale
CANNES 62 - "Taking Woodstock", di Ang Lee (Concorso) (di Aldo Spiniello, del 16/05/2009)
Dopo i due trionfi veneziani, Ang Lee punta alla Palma d’oro. Ma stavolta sembra essere fuori strada, lontano dai momenti più sentiti del suo cinema, quelli in cui, sotto una ‘pelle’ dannatamente convenzionale, riesce a far vibrare le corde profonde del melodramma. La sua Woodstock gira a vuoto, senza riuscir mai a proiettarsi definitivamente nel secondo livello, quello più interno
CANNES 62 - Le foto rubate (2) (del 16/05/2009)
Per il 2° anno dal Festival di Cannes il nostro sguardo digitale catturerà immagini rappresentative e curiose, volti noti e sconosciuti, eventi ufficiali e improvvisati. Cercando così di restituire momenti dell'atmosfera che si respira sulla Croisette in questi giorni
CANNES 62 - "Bright Star", di Jane Campion (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 16/05/2009)
Costruito come un poema, con un andamento splendidamente discontinuo tra frenesia e stasi, la regista neozelandese sa porgere alla nostra attenzione una storia tanto intensa e forte. Non un romanzo ottocentesco che si perde nei circoli viziosi e ingombranti della narrazione, ma un racconto fiammeggiante, di desiderio e di silenzio
CANNES 62 - "Ho immaginato questo film come una ballata di Keats". Incontro con Jane Campion (di Simone Emiliani, del 15/05/2009)
A Cannes vinse la Palma d’Oro nel 1993 per Lezioni di piano ex-aequo con Addio mia concubina di Chen Kaige. La cineasta neozelandese torna sulla Croisette per presentare Bright Star, film sulla passione che lega il poeta John Keats a Fanny Brawne presentato oggi nella competizione ufficiale
CANNES 62 - Martin Scorsese: Il restauro e' una scelta politica (di Annarita Guidi, del 15/05/2009)
A Cannes per presentare Scarpette rosse e le attivita’ della World cinema foundation, il regista di Taxi driver racconta il significato del restauro, i criteri e il bello del suo mestiere. VIDEO
CANNES 62 - "Humpday", di Lynn Shelton (Quinzaine des réalisateurs) (di Lorenzo Leone, del 15/05/2009)
Andrew e Ben sono due ex compagni di college che non si vedono da molti anni ormai: una notte Andrew, il vagabondo dei due, suona a casa di Ben, il quale invece ha messo su famiglia, e i due ricominceranno a divertirsi proprio dove avevano terminato.
CANNES 62 - "Tetro", di Francis Ford Coppola (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 15/05/2009)
Un film privato, quasi familiare, di eccessiva densità, che raggiunge in alcuni momenti la grandiosità di un’opera lirica. Forse troppo teorico nei momenti delle rappresentazioni teatrali dove la vita diventa arte, ma vibrante nel modo in cui il cineasta mette in gioco se stesso la sua autobiografia, dove il sangue, la passione, il dolore sono come in un unico flusso che scorre quasi ininterrottamente
CANNES 62 - "Kasi az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh", di Bahman Ghobadi (Un certain regard) (di Giuseppe Gariazzo, del 15/05/2009)
Film di finzione su forte base documentaria, girato tutto nei luoghi reali vissuti dai giovani musicisti, è il ritratto spietato di una società bloccata che non si sottomette, che adotta infinite strategie di resistenza, proprio come i mille volti del suo cinema, di cui Ghobadi è cineasta tra i migliori degli ultimi dieci anni
CANNES 62 - "Bak-jwi" (Thirst), di Park Chan-Wook (Concorso) (di Annarita Guidi, del 15/05/2009)
Grottesco, claustrofobico e delirante, ma anche (auto) ironico, scenograficamente metafisico, con uno sguardo all'horror, Thirst sembra spingere ancora piu' in la' il dilemma morale e l'immaginazione, unendo la provocazione a momenti di pura perfezione visiva
CANNES 62 - VIDEO: "Up" sbarca sulla Croisette (del 15/05/2009)
Simone Emiliani (alias Ian Solo) descrive la giornata inaugurale del Festival e si sofferma su Up di Pete Docter, il cartoon della Pixar che ha aperto questa 62° edizione di Canne. VIDEO
CANNES 62 - "Kuki Ningyo (Air Doll)", di Kore-eda Hirokazu (Un Certain Regard) (di Aldo Spiniello, del 15/05/2009)
L’invenzione dell’anima non è che una rinascita. E’ riaffacciarsi al mondo con gli occhi nuovi di una bambina, che ha l’ansia di dare un nome alle cose, per poi scoprire la consonanza di ogni nome con l’essenza. Kore-eda gioca con la metafora scoperta, ma è solo un’altra strada per tornare a casa, alla radice intima del suo cinema
CANNES 62: "Fish tank", di Andrea Arnold (Concorso) (di Annarita Guidi, del 15/05/2009)
Lo schema è senza sorprese, ma la distanza dai cliche’ di questo cinema è siderale. L'interiorità è un mondo sommerso che la regista cattura facendo passare sul volto della protagonista il blu della solitudine, il giallo di una passione invisibile e soffocante, il rosso virato al viola della corruzione
CANNES 62 - "Spring Fever", di Lou Ye (Concorso) (di Simone Emiliani, del 14/05/2009)
Realizzato da un cineasta cinese che ha sempre avuto problemi con la censura, il film affronta esplicitamente l’omosessualità maschile descrivendo un rapporto a tre passionale e disperato. Più che davanti a un progetto sbagliato, si ha l’impressione di essere di fronte a un lavoro incompiuto in cui, pur con momenti riusciti, l’intensità della vicenda dei protagonisti appare spesso interrotta
CANNES 62 - "Come si può andare al cuore di ogni storia?" - Incontro con Pete Docter e John Lasseter (di Aldo Spiniello, del 13/05/2009)
E’ la Pixar ad aprire ufficialmente le danze di quest’edizione. E si tratta di un avvenimento senza dubbio eccezionale: il primo film d’animazione, per giunta in 3D, a dare il via alla manifestazione. Dopo una proiezione stampa che ha suscitato grande entusiasmo, autori e produttori hanno incontrato i giornalisti
CANNES 62 - "Up", di Pete Docter (Fuori concorso) (di Annarita Guidi, del 13/05/2009)
Le costanti del cinema d’animazione sottoposte ad una rielaborazione ad altissimo valore emozionale. Up sembra gia’ compiere un’evoluzione sulla strada del 3D, scegliendo una messa in scena discreta e giocata sulla profondita’. Come a cercare la chiave del cinema non necessariamente fuori ma, piuttosto, dentro
CANNES 62 - Le foto rubate (1) (del 13/05/2009)
Per il 2° anno dal Festival di Cannes il nostro sguardo digitale catturerà immagini rappresentative e curiose, volti noti e sconosciuti, eventi ufficiali e improvvisati. Cercando così di restituire momenti dell'atmosfera che si respira sulla Croisette in questi giorni
A Cannes il ritorno verso l'Oriente (di Simone Emiliani, del 23/04/2009)
Massiccia presenza del cinema asiatico, nutrita presenza francese, grande attesa per Tarantino, Von Trier, Almodóvar, Campion, Loach ed Haneke e un solo italiano in gara, Marco Bellocchio con Vincere. Questo è il cartellone del 62° Festival, in attesa dei programmi della “Quinzaine des réalisateurs” e della Semaine, che tra gli eventi fuori concorsso porta anche gli ultimi film di Terry Gilliam e Sam Raimi
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