TORINO FILM FESTIVAL 26 - "United Red Army", di Wakamatsu Koji (Lo stato delle cose)

E' l’ultimo film del settantaduenne maestro giapponese Wakamatsu, girato nel 2007. Meraviglioso e agghiacciante docufiction dell’organizzazione terroristica nipponica di estrema sinistra URA, nata agli inizi dei ’70. Ancora un quadro rabbioso, combinato con gli elementi della natura, crudeli ed indefferenti, il rock, destabilizzante e lacerante

united red armyE' l’ultimo film del settantaduenne maestro giapponese Wakamatsu, girato nel 2007. Meravigliosa e agghiacciante ricostruzione storica dell’organizzazione terroristica nipponica di estrema sinistra URA, nata agli inizi dei ’70. Ancora un quadro rabbioso di uno dei pioniere del genere “pink eiga” (cinema erotico giapponese), combinato con gli elementi della natura, crudeli ed indefferenti, il rock, destabilizzante e lacerante. Wakamatsu, come Mizoguchi, utilizza il documentario e immagini di reportorio, partendo dal dopoguerra, intervallando con il dramma di un collettivo di giovani rivoluzionari. La parte centrale e’ tutta incentrata sulla costituzione del movimento terroristico, che portera’ a termine diverse azioni sovversive soprattutto nel proprio Paese. Ma l’attenzione del regista e’ soprattutto focalizzata sulla disperata esigenza di voler cambiare il mondo. Lontani da tutti, in mezzo alla neve, il gruppo di giovani si prepara attraverso un duro, sanguinario e folle reclutamento, che passa per la coscienza di classe, l’antimperialismo e la lotta armata. Come un’opera brechtiana, la crudeltà non è sovrapposta al pensiero dominante: vi è sempre esistita. Occorreva soltanto prenderne coscienza. Crudeltà nell’accezione di appetito di vita, di rigore cosmico, di necessità implacabile, nel senso di quel dolore senza la cui ineluttabile necessità la vita non potrebbe sussistere; il bene è voluto, è la conseguenza di un atto; il male è permanente. L’impressione e’ che  il cinema di Wakamatsu, come  la stessa vita, possano essere definiti soltanto da una sorta di rigore, e quindi da una fondamentale crudeltà, che conduce a qualunque costo le cose alla loro ineluttabile conclusione. Lo sforzo è crudeltà, l’esistenza attraverso lo sforzo è crudeltà. La morte è crudeltà, la resurrezione è crudeltà, la trasfigurazione è crudeltà, poiché in tutti i sensi e in un mondo chiuso e circolare non vi è posto per la vera morte, poiché un’ascensione è uno strazio, poiché lo spazio chiuso si nutre di vite, e poiché ogni vita più forte passa attraverso le altre, e quindi le consuma, in un massacro (morirannno diversi giovani, molti uccisi dagli stessi loro capi per aver fallito nel loro addestramento) che è una trasfigurazione e un bene. Nel mondo del cinema il male è legge permanente, e il bene è uno sforzo, dunque una crudeltà supplementare. Per Wakamatsu e’ grazie alla crudeltà che le cose si coagulano, si formano i piani sequenza del creato. Il bene è sempre sulla faccia esterna, ma la faccia interna è male. Un male che alla lunga finirà per essere domato, ma solo nel supremo istante in cui tutto ciò che fu forma sarà prossimo a ripiombare nel caos.

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